Coppia di fatto

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Caso diperato

un primo piano della senatrice Binetti
 
 
Il caso è interessante.
Soggetto: Binetti Paola, senatrice e numeraria dell’ Opus Dei, esponente di spicco del P.D. (Partitus Dei?).
 
Sintomi:
Livello ideativo:  delirio strutturato omofobico (http://www.uaar.it/news/2007/03/04/paola-binetti-gay-deviati/
Livello comportamentale: bizzarrie quali mortificazione della carne (indossa il cilicio http://www.uaar.it/news/2007/03/07/cilicio-e-spazzatura/) e della logica (vedere sopra), accompagnarsi a Bondi, promettere di votare per la moratoria sull’aborto (http://parolecomplicate.splinder.com/post/15056445/Diocameron )
 
 
Per approfondire:
 
 
 
PS
 si dice in giro che la paziente sia una psichiatra…
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happy birthday!

 

Grazie ragazzi!

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Sei gay? Ti cura lo psico-prete

Sei gay? Niente paura,

si guarisce con la psicoterapia cattolica clandestina

Dall’inchiesta di Davide Varì del quotidiano ‘Liberazione‘:

L’appuntamento è con Don Giacomo nella sede delle edizioni Paoline poco lontano dalla Garbatella, ex quartiere popolare di Roma. Un incontro per definire tempi e modi del mio ingresso in un gruppo terapeutico per guarire dall’omosessualità. Un appuntamento sudato: i sedicenti guaritori di gay, almeno in Italia, non vogliono troppa pubblicità. Per rintracciare quello italiano ho dovuto chiamare un gruppo omologo svizzero che mi ha girato la sede milanese di ‘Obiettivo Chaire’, un’associazione ultracattolica che organizza, sì, incontri terapeutici, ma soltanto a Milano. Alla fine mi indicano Don Giacomo qui a Roma, un giovane prelato che, dicono loro, può aiutarmi. E ora, dopo quel lungo peregrinare, ci sono: finalmente sono di fronte allo studio di Don Giacomo. La prima tappa del mio percorso di ‘guarigione’. Un percorso durato circa sei mesi nei quali mi sono ritrovato immerso in un mondo parallelo fatto di reticenze, mezze verità, ambiguità e strane alleanze tra ambienti del Vaticano e alcuni gruppi di psicologi guidati dal Professor Tonino Cantelmi, presidente e fondatore dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente di psicologia all’Università Gregoriana.
Ma prima c’è don Giacomo, il primo livello di valutazione della ‘gravità del paziente’ spetta infatti a lui, a un rappresentante della Chiesa cattolica. Don Giacomo è gentile. Dopo vari colloqui telefonici nei quali, con molta discrezione e molto tatto, mi chiede i motivi che mi spingono verso questa terapia, arriva il momento dell’incontro. Dopo una breve presentazione, inizia il colloquio vero e proprio.


Le domande fondamentali sono due o tre: quanti rapporti omosessuali ho consumato, con quale frequenza e le sensazioni che ho provato. Gli racconto quasi tutta la verità, tutta tranne il fatto che sono un giornalista e che non sono omosessuale. Gli dico che sono sposato, che ho un bambina e butto lì un paio di esperienze omosessuali legate alla mia adolescenza e la preoccupazione che quelle esperienze possano tornare a galla e rovinare il mio matrimonio. Don Giacomo ascolta con partecipazione. Poi inizia il lavoro d’indagine per capire le ragioni della mia omosessualità. Mi chiede dei miei genitori, del rapporto con mia madre – rispetto alla quale tiro fuori un bel conflitto. Fa sempre bene, penso: ai preti e agli psicologi piace – gli racconto del ruolo marginale di mio padre, dei rapporti sessuali con mia moglie, le relazioni interpersonali e così via. Una scannerizzazione superficiale ma completa del mio vissuto.
Poi la domanda: «Quando è stata la prima volta, Davide», mi chiede Don Giacomo. Gli racconto di un mio compagno di liceo, di tale Luca, col quale ero molto amico e di come quell’amicizia, col tempo e in modo del tutto inaspettato, si fosse trasformata in relazione sessuale. Don Giacomo ascolta con attenzione e partecipazione. Mi vede provato e cambia discorso: «Credi in Dio?» mi chiede. Io rispondo che provengo da una famiglia molto religiosa ma che no, non ho mai praticato. Ma ultimamente, aggiungo, sento rinascere in me qualcosa di diverso. È il momento più delicato, il momento in cui bisogna scegliere se andare fino in fondo passando sopra le sincere convinzioni religiose di Don Giacomo, oppure finirla lì e andarsene. 
E’ come se mi prendessi gioco della sua fede, e forse nessuno mi da il diritto di arrivare fino a quel punto. Poi mi convinco che nella realtà quotidiana questi ‘guaritori di omosessuali’ fanno solo danni: prendono una persona, nella gran parte dei casi spinta dalla famiglia, gli raccontano che la propria omosessualità è una deviazione dalla norma e la invitano a intraprendere, con loro, un percorso di guarigione, anzi, di ‘riparazione’. Ed allora decido di andare avanti e raccolgo l’appello di Don Giacomo: «Preghiamo».

Mi forzo, e da ateo convinto prego con lui. Finito il momento di raccoglimento Don Giacomo, con la stessa delicatezza, mi invita a continuare il mio racconto. «La tua relazione con Luca – mi dice – è stata passiva o solo attiva?». Don Giacomo vuol sapere se ho «subito» oppure no una penetrazione. Deve essere solo quello il discrimine fondamentale per capire se davanti a sé c’è un vero omosessuale. «Attivo e passivo», dico di botto. «E mi è anche piaciuto», rispondo quasi in senso di sfida, di fronte a quella domanda così volgare. Volgare non per la cosa in sé, quanto, piuttosto perchè per la prima volta inizio a intravedere, o almeno così mi sembra, i veri pensieri di quel prete così giovane e cordiale. Uno squarcio che smaschera il giudizio che ha di me, anzi, di ‘quelli come me’.

Don Giacomo annuisce in modo austero e poi mi chiede di parlargli degli altri rapporti. A quel punto tiro fuori una relazione fugace con un altro ragazzo ‘consumata’ dopo il matrimonio. Don Giacomo mi invita a raccontare le sensazioni che avevo provato. Io mi invento un «senso di sporcizia morale» che vivo e mi porto dentro tuttora. Il giovane prete è silenzioso. Mi benedice e mi tranquillizza. «La tua omosessualità – dice – è molto superficiale. Io credo che tu sia pronto per iniziare il percorso di guarigione».

A quel punto sono io che faccio qualche domanda e chiedo lumi su quello che lui chiama ‘percorso’. Don Giacomo, grosso modo, mi spiega che quasi tutti gli omosessuali hanno subito un trauma o qualcosa del genere che ha interrotto la ‘naturale’ costruzione della vera identità sessuale. «Per questo – dice – servono terapie riparative. Per riprendere in mano quel vissuto, trovare la frattura e ridefinire la propria identità di genere. Tu sei in uno stato di confusione sessuale, devi farti aiutare per ridefinire la tua sessualità in modo corretto». Perfetto, sono pronto per iniziare il ‘percorso’. Don Giacomo prende un pezzo di carta e scrive telefono e indirizzo del Professor Tonino Cantelmi, «chiamalo tra una settimana, digli che ti mando io, lui saprà già tutto». Mi benedice e mi congeda.

***

Il primo incontro con il professor Cantelmi

Lo studio del professor Tonino Cantelmi – Presidente dell’Istituto di Terapia Cognitivo interpersonale, c’è scritto nella targhetta – è un porto di mare nel quale transitano e approdano le preoccupazioni e le angosce di varia umanità: ragazzini, adolescenti, mamme, nonne. C’è di tutto in quello studio. Io mi accomodo e attendo di essere chiamato. Lui, il professore, ogni tanto esce e saluta il paziente di turno. Con tutti ha un rapporto molto confidenziale, tutti lo chiamano Tonino. Finalmente arriva il mio momento. Raccolgo le idee per evitare di contraddirmi rispetto alla storia che ho raccontato a Don Giacomo qualche settimana prima. Ripasso lo schema, i nomi inventati dei miei falsi amanti e mi infilo nello studio del Professore. Lui mi squadra, mi sorride e mi fa accomodare. «Sono Davide, gli dico, mi manda Don Giacomo». Lui annuisce – «con quel nome mi ha inserito nella categoria omosessuale pentito», penso tra me – e mi invita a raccontare la mia storia. A quel punto riparto con la vicenda del Liceo, della mia relazione col mio compagno di banco e dei timori rispetto al mio matrimonio dopo un’altra relazione avuta con un ragazzo un paio d’anni fa.

«Che tipo di rapporti hai avuto?», mi chiede Cantelmi.

Io faccio finta di non capire.

«Voglio dire – continua il Professore – hai avuto rapporti completi?».

Annuisco, ma
aspetto che il professore esca dalla sua tana e mi ponga la domanda, la domanda con la D maiuscola, in modo diretto. E lui non mi delude: «Insomma Davide – mi dice schietto – sei stato anche passivo nei tuoi rapporti?».

Ci risiamo, penso tra me. «Sì», rispondo. Decido di fare la parte del laconico. Da un lato perchè ho paura di contraddirmi, dall’altro perchè voglio vedere le abilità del professore in azione. Son curioso di capire in che modo si muove. Come lavora. Ma lui mi sorprende e dopo quell’unica risposta, pronto a sbarazzarsi di me, prende carta e penna e scrive il nome di una collega: «Lei è la dottoressa Cacace – mi dice mentre mi porge il bigliettino – è una mia assistente, contattala a mio nome. Lei saprà già tutto». Mi sembra di rivedere un film già visto. Comunque io non voglio perdere l’occasione di ritrovarmi di fronte al ‘guru’ italiano dei guaritori di gay e allora rilancio prima che lui mi liquidi. «Senta dottore – gli dico con il massimo di gentilezza – io vorrei capire di preciso cosa mi aspetta». «Nulla di particolare – fa lui – la dottoressa ti farà un test..»

«Un test?», faccio eco io

«Sì, un test»

«Un test per misurare il mio grado di omosessualità?», incalzo.

«Beh! In un certo senso sì», fa lui.

«Scusi – gli chiedo – ma cos’è di preciso l’omosessualità?»

A quel punto Cantelmi si accomoda, allunga le braccia sul tavolo e comincia: «Io – esordisce – parlerei della tua omosessualità, non di omosessualità in genere. Diciamo che noi siamo un gruppo di psicologi che cercano di aiutare persone in difficoltà. La nostra è una terapia riparativa»

***

La terapia riparativa: l’omosessualità come il comunismo

Si sentiva parlare da tempo di questi taumaturghi del sesso deviato. Una moda che spopola nel Nord America grazie al lavoro di molti gruppi legati alla Chiesa, e che segue l’insegnamento e la pratica di Joseph Nicolosi, presidente della Narth, National Association for Research and Therapy of Homosexuality. Uno psicologo clinico, questo Joseph Nicolosi, un ‘santone’ che vanta ben 500 casi di «gay trattati» e curati – proprio così, «gay trattati» – e che ha tirato fuori dal cilindro della propria stregoneria psichiatrica la cosiddetta ‘terapia riparativa’ il cui scopo dichiarato è quello di «ricondurre all’orientamento eterosessuale le persone omosessuali». Un messaggio che in Italia è stato ripreso e rilanciato dal Professor Tonino Cantelmi, presidente e fondatore dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente di psicologia all’Università Gregoriana. Insomma, il guru italiano della terapia riparativa, una persona legata a doppio nodo al Vaticano e intorno al quale è nato un gruppo di lavoro formato da cinque, sei giovani psicologi che seguono le terapie individuali dei futuri e ‘riparati’ eterosessuali.

Questa della terapia riparativa è storia antica. Già nel 2005, la rivista Gay Pride pubblicò un lungo articolo nel quale ne metteva in dubbio ogni validità e attendibilità scientifica. Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, presentò anche un’interrogazione parlamentare per bloccare, tramite gli ordini professionali, la terapia riparativa. Anche per questo uno come J.M. van den Aardweg, lo psicoterapeuta americano che ha scritto ‘Omosessualità & speranza’, parla di lobby gay all’assalto della scientificità. Tanto per capire cosa si muove dietro questa presunta terapia riparativa, lo stesso van den Aardweg sostiene – lo ha fatto in una recente intervista per ‘Acquaviva2000, cultura cattolica in rete’ – che molti omosessuali «presentano seri disturbi mentali, o hanno sviluppato un comportamento omosessuale di proporzioni tali che non sarebbe tanto sbagliato chiamarli ‘malati’». Non solo, van den Aardweg è convinto che per colpa del movimento gay, «le masse non assimileranno mai completamente la concezione antinaturale che viene loro imposta. Andrà come con il comunismo. Molti, probabilmente i più, presteranno all’innaturale ‘religione’ omosessuale un culto formale, dettatogli dalla paura, ma si finirà col crederci sempre di meno».

Questi sono gli illustri scienziati che sponsorizzano la terapia riparativa. Ancora più esplicite le parole d’ordine del già citato gruppo ultracattolico ‘Obiettivo Chaire’: «Accompagnamento spirituale, psicologico e medico; attenzione rivolta a genitori, insegnanti ed educatori al fine di prevenire l’insorgere di tendenze omosessuali nei ragazzi, negli adolescenti e nei giovani; ricerca delle cause(spirituali, psicologiche, culturali, storiche) che contribuiscono alla diffusione di atteggiamenti contrari alla legge naturale, riconoscibile dalla ragione rettamente formata».

Poi l’immancabile Joseph Nicolosi, lo psicologo-clinico americano che ha inventato la terapia riparativa. A giorni sarà in Italia per aggiornare i suoi seguaci e illustrare loro, verosimilmente, le ultime novità della sua terapia. Queste le idee di fondo: primo, alla luce delle scienze sociali la forma di famiglia ideale per favorire un sano sviluppo del bambino è il modello tradizionale di matrimonio eterosessuale; secondo, l’identità sessuale si forma in un’età precoce sulla base di ‘ fattori biologici, psicologici e sociali’; terzo, esistono numerosi esempi di persone che sono riuscite a cambiare il loro comportamento, identità, stimoli o fantasie sessuali.

A sostegno di queste tesi sono nati i movimenti ‘ex-gay’, persone ‘riparate’ e spesso convertite al cattolicesimo che hanno lo scopo dichiarato di dimostrare che dall’omosessualità è possibile ‘guarire’. Il bello della faccenda è che sempre più gruppi di ‘ex gay’ vengono sciolti per il fatto che molti associati hanno ri-trovato un partner dello stesso sesso proprio in quell’organizzazione.

***

La terapia riparativa di Cantelmi

Cantelmi cerca di adattare su di me, sul mio caso, le ragioni di quella terapia. Parla di traumi infantili che generano confusione in un mondo già pieno di contraddizioni e di liquidità nei rapporti interpersonali. Il tutto per spiegare che in un certo senso i comportamenti della persona omosessualità sono indotti da questa schizofrenia esterna. Non solo omosessuali però. Il professor Cantelmi è infatti convinto, e me lo spiega, che la nostra epoca è caratterizzata da una grossa compulsività sessuale: una dipendenza che colpisce migliaia di persone e tra questi tanti, tantissimi giovani. Mi parla di «relazioni malate con il sesso», di «perdita di controllo» e così via.

«E in tutto questo, l’omosessualità?», chiedo io.

«Beh, il mio studio è pieno. Abbiamo la fila. Ci sono centinaia di ragazzi che chiedono aiuto».

«Vede – dico cercando di stanarlo – io non so bene se sono omosessuale. Non capisco se sono vittima di una sorta di disagio psichico o se devo assecondare queste mie pulsioni».

«Non preoccuparti Davide – mi dice sereno e sorridente – dal tuo profilo mi sembra di poter parlare di una ansia generalizzata e di una leggera nevrosi che in qualche modo condiziona e devia le tue scelte sessuali. Ora faremo il test e avremo più elementi per poter scegliere la terapia migliore».

***

Il Test ed i discepoli del professore e la cura

La dottoressa Cristina Cacace dell’Istituto di terapia cognitivo interpersonale diretto da Cantelmi mi accoglie sorridente nel suo studio. Mi osserva, anzi mi scruta con insistenza. «Ora mi becca – penso io – scopre che sono un infiltrato e mi caccia». E invece no. Evidentemente la diagnosi del Professor Cantelmi deve avermi suggestionato. Un po’ nevrotico, perseguitato, mi ci sento davvero. Fatto sta che lei mi i
nvita con gentilezza nel suo studio targato Ikea, mi fa accomodare e mi interroga: nome, cognome, età, indirizzo, telefono e stato civile. Io rispondo senza esitare e attendo, anche qui, ‘la’ domanda . Ma la dottoressa Cacace già sa e non c’è bisogno di alcuna premessa.

Saltiamo direttamente ai particolari più intimi: quante volte, e fino a che punto. «Fino a che punto in che senso?», chiedo io. Lei sorride. Mi chiedo se lei, giovane psicologa, crede davvero alle follie e alla violenza di questa benedetta ‘terapia riparativa’ oppure se è li, in quel piccolo studio solo perchè non trova nulla di meglio. Ma i miei pensieri vengono interrotti dalla domanda della dottoressa:

«Davide, i tuoi rapporti omosessuali sono stati solo attivi o anche passivi»? Sento un forte disagio di fronte a quella domanda ricorrente, ossessiva. Mi viene in mente il lato pruriginoso e voyeuristico di chi la pone. Alla fine rispondo come ho già risposto a Don Giacomo e al professor Cantelmi: «Sì, attivo e passivo». Poi racconto anche a lei del mio rapporto conflittuale con mia madre, delle assenze di mio padre e aggiungo che ogni tanto, da piccolo,venivo scambiato per bambina. La giovane assistente di Cantelmi annuisce gravemente e mi fissa l’appuntamento per il test di personalità. «Dopo il test – mi dice prima di accompagnarmi alla porta – sapremo meglio come trattare la tua situazione».

Pochi giorni dopo sono di nuovo lì e scopro che il Test dura circa quattro ore ed è nient’altro che il cosiddetto ‘Test Minnesota’ quello che utilizzano le forze armate di mezzo mondo per selezionare il proprio personale. Seicento domande circa che dovrebbero dare risposte su eventuali deviazioni del candidato: ipocondria, depressione, isteria, deviazione psicopatica, mascolinità o femminilità, paranoia, psicastenia, schizofrenia, ipomania e introversione sociale. Un pout-pourri che, tra le altre cose, dovrebbe mettere in luce le mie tendenze omosessuali. Comunque la dottoressa mi dà i fogli, un penna e mi piazza in corridoio. Inizio a scorrere le domande: «Hai avuto esperienze molto strane?»; oppure, «Ti piacerebbe essere un fioraio?». A quest’ultima rispondo di sì spinto dalla banalità della considerazione; Forse chi sceglie di fare il fioraio, secondo loro, ha una predisposizione ha diventare un po’checca.

D’un tratto vengo colpito e distratto dalla presenza silenziosa di una signora e di un giovane adolescente. Sono madre e figlio. Lui mi sembra particolarmente timido, a disagio. Non posso saperlo, ma potrebbe benissimo trattarsi di un ragazzino forzato dalla madre per arginare, almeno finché è in tempo, la «propria devianza omosessuale». Di nuovo penso a quanto sia angusta questa pratica e a quanta violenza abbia in sé. Penso alla pressione che può subire un ragazzino di 15-16 anni che sta scoprendo la propria sessualità. La preoccupazione, spesso in buona fede, dei genitori e la scelta di far qualcosa per fermare quella ‘scoperta’ piuttosto che accoglierla e sostenerla. Poi la signora e il ragazzino si infilano in una delle tante stanze dello studio degli allievi di Cantelmi e io torno al mio test infinito: «Hai mai compiuto pratiche sessuali insolite?»; «Ti piaceva giocare con le bambole?»; «Qualcuno controlla la tua mente?»; «Hai spesso il desiderio di essere di sesso opposto al tuo?»; «L’uomo dovrebbe essere il capo famiglia?»…

Finite le domande, torno in stanza dalla dottoressa.

Lei ripone le mie scartoffie che già contengono il risultato del mio ‘grado di omosessualità‘ e tira fuori una decina di cartoncini colorati da figure bizzarre. Sono le macchie del test di Rorschach. Spruzzi indefiniti di colore, che agiscono in modo inconscio attivando reazioni proiettive. Insomma, di fronte a quelle macchie sono invitato a rintracciare e comunicare figure sensate. Io mi lancio sforzandomi di vedere peni, vagine, ani e così via. Individuo anche un paio di feti appesi per il cordone ombelicale. Dò il peggio di me, cercando di convincere la dottoressa Cacace che la mia sessualità è particolarmente deviata, talmente corrotta e omosessuale da meritare le sue cure. Ma lei, di fronte al mio sproloquio genitale non fa una piega: sfila uno dopo l’altro i cartoncini del test e prende diligentemente appunti.

Nel frattempo si accosta a me ed io non trattengo un’occhiata fugace alla scollatura. Lei, sorpresa, si ritrae, si copre e mi guarda con imbarazzo. Insomma, dopo tutto quel parlare della mia omosessualità probabilmente sono caduto nella banalità di voler riaffermare la mia ‘mascolinità‘ di fronte a una donna. Per la prima volta, in un certo senso, vivo sulla mia pelle la forza e la violenza del condizionamento sociale e culturale che vivono i gay. Poi, riprendo con le mie figure…

***

I risultati del test, quanto sono omosessuale?

«Non molto, la tua omosessualità è davvero sfumata», mi dice la dottoressa Cacace mostrandomi una ventina di pagine che contengono la mia ‘diagnosi’. «Omosessualità sfumata», proprio così. A quel punto chiedo maggiori spiegazioni. «Allora, io direi che siamo di fronte ad una nevrosi che ha indotto una deviazione sessuale – continua lei – sarà il professor Cantelmi a spiegarti meglio.

Dopo qualche giorno sono di nuovo nella sala d’attesa del professore. La sensazione è la stessa: un porto di mare aperto a tutti i ‘casi umani’. Cantelmi, cortese e accogliente come sempre, sfoglia i risultati del mio test e mi parla di ‘leggera nevrosi e depressione’ che avrebbe indotto la mia deviazione sessuale, l’uscita dai binari di una sessualità sana e consapevole. «Tu non sei propriamente un omosessuale», mi dice. «La tua mi sembra più una preoccupazione determinata da alcuni episodi legati all’infanzia». Poi attacca con il conflitto con mia madre e l’assenza di mio padre, da me del tutto inventata, che mi avrebbe privato di una figura maschile forte, una figura di riferimento su cui avrei dovuto modellare la mia sessualità e definire il mio genere. Dunque non sono del tutto omosessuale.

Forse la terapia è già iniziata. Negare la mia omosessualità è il primo passo verso la ‘guarigione’. Probabilmente è una modalità per iniziare a smontare la convinzione del ‘paziente’. Sentirsi dire, «non sei propriamente omosessuale», forse, significa iniziare a destrutturare la personalità dell’individuo, le sue convinzioni e metterlo di fronte al fatto – un fatto certificato da uno psicologo – che la sua omosessualità non è mai esistita. Anzi, che l’omosessualità in sé non esiste se non nei termini di una deviazione dalla norma, dall’unica norma reale: l’eterosessualità.

«A questo punto – continua poi il professore – si tratta di andare a ripescare quelle fratture e superarle attraverso una terapia adeguata».

«Che tipo di terapia?» chiedo io. «Una terapia individuale. Ti seguirà un mio assistente, ma io – mi tranquillizza – sarò costantemente informato dei tuoi progressi». «Ma io sapevo di gruppi di mutuo-aiuto, pensavo che mi inserisse lì». «I gruppi ci sono – mi dice lui – ma sono gruppi con persone che hanno una forte devianza sessuale. Non credo che sia la terapia migliore per il tuo stato. Non so, vedremo».

Io non mollo la presa e cerco di scoprire cosa accade dentro quei gruppi. «Sono gruppi di persone guidate da psicoterapeuti che condividono le propria esperienza verso un percorso riparativo», aggiunge frettolosamente Cantelmi. Poi si alza, mi dà il numero di telefono dell’ennesimo psicologo, ovviamente un altro assistente, e mi regala un libro: ‘Oltre l’omosessualità‘ di Joseph Nicolosi.

Nicolosi, proprio lui, il guru dei guaritori, il creatore della terapia riparativa, quello che vanta ben 500 casi di «gay trattati», anzi, riparati. «Leggilo – mi dice – troverai situazioni simili alla tua. Persone come te che ce l’hanno fatta».

***

Il libro di Nicolosi

Oltre l’omosessualità‘ di Joseph Nicolosi è una raccolta di storie di vita. Otto storie di omosessuali corretti, riparati, e un’appendice finale sulle modalità della terapia. Tra loro Albert, un trentenne che «parla con tono leggermente effeminato e la nostalgia – sottolinea Nicolosi – di un bambino perduto». E in effetti il problema di Albert, racconta Nicolosi nel suo libro, è proprio il suo attaccamento al mondo perduto dell’infanzia. Di qui un’illustrazione delle caratteristiche ricorrenti nelle persone omosessuali: attrazione distaccata per il proprio corpo, prime esperienze sessuali con altri bambini, ipermasturbazione, – «gli omosessuali – spiega Nicolosi – si masturbano più spesso degli eterosessuali: è un tentativo di stabilire un contatto rituale con il pene» – e una figura materna opprimente. A quel punto l’obiettivo del dottor Nicolosi è quello di «sviluppare un senso più solido della mascolinità» di Albert. Come? Innanzi tutto affrancandosi dall’opprimente legame materno, coltivando amicizie maschili non sessuali e facendo lunghi giri in bicicletta. Lunghi giri in bicicletta, proprio così. Finalmente arrivano i primi progressi: Albert riesce a controllare la masturbazione, si distacca dalla madre, non salta addosso al suo amico e continua a girare in bici per il quartiere. «Le stanno succedendo proprio delle belle cose», confida il dottore ad Albert. Tre anni dopo Albert ha una voce sicura, ogni inflessione femminile è sparita, si è «staccato emotivamente dagli altri maschi e dalla mascolinità», e si è affrancato dal controllo materno: la colpa originaria, la causa della sua omosessualità; Albert si è anche fidanzato con una ragazza. Insomma è riparato. Ed è riparato perchè «ha afferrato – commenta Nicolosi – il concetto del falso sé»: la falsa identità gay che l’esterno ti impone. «No, non sono gay», è l’ultimo commento di Albert prima di iniziare la sua nuova vita da eterosessuale.

Altra vicenda interessante raccontata da Nicolosi è quella di Tom: «Un uomo straordinariamente bello, alto circa 1m e 80, occhi azzurri e ben vestito». (chissà che anche Nicolosi non tradisca una tendenza omosessuale: il guaritore dei gay che scopre di essere gay, un grande classico già visto mille volte). Tom è sposato, ma separato a causa di una relazione con un altro ragazzo: «Andy, un ventiquattrenne irresistibile». Nicolosi è chiaro con Tom: «Se lei vuole divorziare da sua moglie e iniziare la sua nuova vita con il suo amante gay io non la seguo». Il fatto è che Tom si sente vuoto senza la moglie e i figli e non sa come presentarsi in società, come tirare fuori la sua omosessualità. Un paio di buone ragioni per iniziare la terapia riparativa. Il fatto è che, almeno per Nicolosi, Tom è un omosessuale anomalo: «Non ha problemi di affermazione nei confronti degli altri uomini, in affari è deciso e risoluto ed è estroverso. Ma sotto sotto – svela Nicolosi – ha la fragilità emotiva tipica degli omosessuali». A farla breve, Tom ha una paura nera di perdere la moglie e i figli e ritrovarsi solo perché «le relazioni omosessuali sono senza futuro». A quel punto Nicolosi incontra la moglie di Tom che ha tutta l’intenzione di collaborare per riportare il marito sulla retta via. Un lavoro che riesce, ma i segni dell’omosessualità hanno lasciato la loro traccia indelebile: Tom è Hiv positivo e di lì a poco muore. Il messaggio, meglio, l’avvertimento di Nicolosi è fin troppo chiaro: attenzione, di omosessualità si può guarire ma anche morire.

***

Prove di guarigione

Quando torno nello studio del professor Cantelmi scopro che la mia guarigione è nelle mani di un suo giovanissimo assistente. Anche lui sfoglia i risultati del mio test, e inizia a parlare del percorso che abbiamo davanti. «Ripercorreremo il conflitto con tua madre, l’assenza di tuo padre, cercando di ricomporre le fratture che hanno generato la confusione».

«Confusione?»

«Si, certo, confusione di genere. Ma prima Davide – continua il giovane dottore – parlami della tue esperienze omosessuali». Per la quarta volta mi ritrovo a parlare del mio compagno di Liceo e racconto delle paure del mio matrimonio. Ma la Domanda arriva: «Davide, i tuoi rapporti sono stati completi?». «Vuol sapere se l’ho preso nel di dietro dottore? Sì, due volte», rispondo seccato. Lui sorride imbarazzato. Ma in effetti è proprio quello che voleva sapere. Poi si riprende e attacca. «Vorrei anche sapere le sensazioni che hai provato». Sull’orlo dell’esaurimento per quelle domande così ripetitive e di basso livello, attacco un pilotto infinito. Gli racconto, invento, ogni particolare. Gli parlo dell’eccitazione del rapporto omosessuale maschile, del senso di trasgressione e richiamo alla mente alcuni passaggi particolarmente suggestivi e ‘scabrosi’ descritti da uno dei pazienti del libro di Nicolosi. Lui si beve tutto e prende diligentemente appunti. Finalmente gli ho offerto il ‘malato’ che è in me e mi sembra visibilmente soddisfatto.

Io inizio a provare un senso di nausea. Nausea per Don Giacomo, per il professor Cantelmi e per i suoi giovani assistenti. Sono passati sei mesi dal mio primo incontro e a questo punto mi sembra di non riuscire a sopportare oltre. Mi rendo conto che in questo lungo periodo abbiamo solo parlato del mio didietro. Per la prima volta realizzo che nessuno di loro mi ha mai chiesto se mi era capitato di innamorarmi di qualche uomo. Nessuno ha mai voluto sapere le mie emozioni di fronte ai rapporti omosessuali. Possibile che non gli interessi altro che il numero di penetrazioni ‘subite’? Il giovane psicologo mi fissa un nuovo appuntamento. Io lo saluto e sparisco. Non metterò mai più piede in quello studio. Ormai ne so abbastanza.

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Obiezione di coscienza

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La Santa Inquisizione

La ‘Santa’ Inquisizione

 di Luigi Cascioli

Questo che segue è l’elenco delle vittime della Chiesa Cattolica che si sono unite a noi nella lotta che stiamo conducendo contro i loro carnefici. Sono questi i nomi che presto andranno a sostituire, nelle targhe commemorative poste sulle strade e nelle piazze, quelli dei tanti criminali che un imperialismo basato sull’impostura ci ha costretto ad onorare come Santi: L’Inquisizione, dichiarata Santa da Santa Romana Chiesa come lo sono state le Crociate, anche se nei fatti esisteva già dagli inizi dell’anno 1000, fu ufficialmente riconosciuta e legittimata sotto Papa Gregorio IX nel 1215 allorché la sua gestione fu affidata all’ordine dei domenicani fondato da Domenico da Guzman (anche lui santo) il quale perseguitò gli eretici con un cinismo tale da essere ricordato dalla storia come uno dei più sanguinari carnefici di tutti i tempi.

Qualche cenno esplicativo:

Eretico era considerato chi con scritti o con parole si opponeva alle norme dettate dalla Chiesa. Abiura: L’abiura era la ritrattazione delle proprie convinzioni, quasi sempre estorta sotto tortura, che un eretico scriveva in forma solenne davanti al consiglio dell’inquisizione. Le abiure a cui era sottoposto un eretico erano sempre due perché alla prima ne doveva seguire per legge una seconda di conferma. Normalmente il tempo che intercorreva tra le due era di un anno. L’eretico che rifiutava di firmare la seconda abiura, considerato ‘relapso’, cioè eretico irriducibile, veniva bruciato vivo. Gli argomenti che maggiormente determinarono le eresie furono la Santissima Trinità, la verginità della Madonna e la sua attribuzione di madre di Gesù che fu fortemente contestata da quei credenti che seguitavano a sostenere ciò che era stato affermato nei primi secoli della Chiesa da una gran parte dei teologi i quali ritenevano impossibile che Dio avesse concesso un tale privilegio ad una donna allorché le donne venivano considerate così immonde da essere ritenute prive di anima. L’altro motivo che determinò gli eretici furono le contestazioni rivolte alla Chiesa per la sua lussuria e la sua ingordigia.Tra le innumerevoli vittime della Chiesa nel periodo precedente all’avvento dell’Inquisizione istituita da Innocenzo III, rimaste purtroppo nella maggior parte anonime per via di mancanza di documenti, giganteggia la figura di Arnaldo da Brescia bruciato vivo nel 1155 sotto il pontificato di Adriano IV per aver denunciato l’immoralità della Chiesa. I papi che seguirono Adriano IV (1154-1159), promettendo ai persecutori degli eretici le stesse indulgenze riservate ai crociati, spinsero i cattolici ad eseguire delle vere e proprie stragi come quelle volute da Innocenzo III che si servì delle milizie di Simone de Monfort per distruggere città intere, come Carcassonne, Tolosa e Beziers, perché gli abitanti si erano rifiutati di consegnare i seguaci di Valdo (Valdesi). Soltanto a Beziers furono massacrati oltre 7.000 dei suoi abitanti. Le milizie cattoliche entrarono in queste città e senza curarsi di selezionare gli eretici dai non eretici, eseguirono le carneficine al grido: «Uccideteli tutti perché Dio saprà poi riconoscere i suoi!». Da ricordare che Innocenzo III nell’ultimo anno del suo pontificato fece votare dal Concilio Lateranense IV una legge che obbligava gli ebrei a vestire di giallo perché fossero sottoposti al pubblico ludibrio… e ci si chiede ancora da dove originino i campi di stermino nazisti! Sotto il Papa Innocenzo IV, successore di Innocenzo III, le leggi inquisitorie furono confermate e aggravate. Chiunque fosse stato dichiarato eretico veniva automaticamente imprigionato e condannato a morte con la confisca dei beni se non avesse abiurato. Come conseguenza di questa legge, che considerava la confisca del beni, molti furono i figli che furono portati all’infamia di accusare i propri genitori di eresia pur di salvare le proprietà di cui erano eredi. Delle centinaia di processi terminanti con condanne a morte, l’unico che ci è pervenuto è quello contro Paolo Gioacchino dei Rusconi che fu torturato e bruciato vivo quale relapso.

I nomi dei martiri riportati qui di seguito nei vari pontificati che si susseguirono, essendo tratti dai pochi documenti rimasti, non sono che una minima parte di quanti furono in realtà uccisi da Santa Madre Chiesa. Nell’elenco ci sono anche tre martiri uccisi per aver celebrato la messa da spretati (si trovano sottolineati nei pontificati di Paolo VI – Urbano VIII – Clemente XIII).

 

— Papa Clemente V

 Fra Dolcino, per nulla intimorito dalle minacce dell’Inquisizione, si scaglia contro Clemente V accusandolo di immoralità. Ridotto a brandelli il suo corpo viene bruciato al rogo.

13 marzo 1307 Suor Margherita e Frate Longino insieme ad oltre mille seguaci dell’eretico Dolcino, bruciati al rogo.

1307. Soppressione dei Templari con stragi di massa con ‘torture inimmaginabili’ perché accusati di eresia. Molay, Gran Maestro, fu arso vivo a Parigi dopo anni di atroci torture.

— Papa Benedetto XII (beatificato)

Francesco da Pistoia, Lorenzo Gherardi, Bartolomeo Greco, Bartolomeo da Bucciano, Antonio Bevilacqua e altri dieci frati Francescani, arsi vivi per predicare la povertà di Cristo – Venezia 1337. Stessa sorte a Parma per Donna Oliva anch’essa perché seguace di S. Francesco.

— Papa Clemente VI

 Migliaia di vittime dell’inquisizione delle quali ci sono pervenuti soltanto i processi di: Francesco Stabili, detto Cecco d’Ascoli, il quale fu arso vivo per aver detto, a proposito delle tentazione di Gesù, che non è possibile vedere tutta la terra da una montagna per quanto alta fosse stata come veniva affermato da vangelo.

Pietro d’Albano, medico, bruciato vivo perché accusato di stregoneria.

Domenico Savi condannato al rogo
come eretico per aver eretto un ospedale senza la benedizione della Chiesa.

— Innocenzo VI

 Tra le numerose vittime di Santa Madre Chiesa da ricordare i frati Pietro da Novara, Bernardo da Sicilia, Fra Tommaso vescovo d’Aquino e Francesco Marchesino vescovo di Trivento accusati di appartenere ai fraticelli di S.Francesco. Torturati e bruciati vivi.

— Gregorio XI

Intere città furono teatro di stragi perché avevano ospitato gli eretici. Nelle piazze di Firenze, Venezia, Roma e Ferrara fu un continuo accendersi di roghi.

Belramo Agosti, umile calzolaio, torturato e bruciato vivo per aver bestemmiato durane una partita a carte: 5 giugno 1382.

Menelao Santori perché conviveva con due donne: 10 ottobre 1387.

Lorenzo di Bologna costretto sotto tortura a confessare di aver rubato una pisside. Reso moribondo dalle torture, fu accompagnato al rogo a colpi frusta. 1 novembre 1388.

— Gregorio XII

Dopo il periodo di tregua passato sotto Urbano VI, con Gregorio XII riprendono le stragi e i roghi in una maniera estremamente spietata. La città che fu particolarmente colpita fu Pisa. Un certo giovane di nome Andreani fu torturato e bruciato vivo insieme alla moglie e alla figlia perché aveva osato deridere i Padri Conciliari. I cardinali appartenenti al concilio assistettero in massa alle esecuzioni per il piacere di veder morire insieme alla sua famiglia colui che essi ‘avevano condannato per solo sentimento di vendetta’. 1413.

Jean Hus e Gerolamo da Praga macellati e bruciati vivi per aver detto che la morale del vangelo proibisce ai religiosi di possedere beni materiali. 1414.

— Papa Eugenio IV

 Giovanna d’Arco, bruciata viva accusata di stregoneria (1431).

Merenda e Matteo, due popolani, bruciati vivi dall’Inquisizione per rendere un favore alle famiglie dei Colonna e dei Savelli delle quali avevano parlato male. Ripetute stragi in Boemia contro gli Hussidi (seguaci di Jean Hus), per le rimostranze fatte in seguito alla uccisione del loro maestro. Una delle stragi fu eseguita facendo entrare gli Ussidi in un fienile al quale dettero fuoco dopo aver chiuso le porte. Il fatto fu così commentato da uno scrittore cattolico: «Appena entrati, si chiusero le porte e si appiccò il fuoco; e in tal modo quella feccia, quel rifiuto della razza umana, dopo aver commesso tanti delitti, pagò finalmente tra le fiamme la pena del suo disprezzo per la religione».

Ma il peggio verrà allorché la Chiesa dovrà difendersi dall’avvento del Rinascimento.

— Papa Sisto IV

(Per conoscere l’immoralità di questi papi consultare: www.anti-religions.org , scritto in inglese, francese, italiano).

 

In Spagna eccelse per la sua crudeltà il domenicano Tommaso Torquemada il quale, confiscando i beni degli accusati di eresia e di stregoneria, era arrivato ad accumulare tante ricchezze da essere temuto dallo stesso Papa che lo obbligò a versargli la metà del bottino. Quando costui arrivava in un paese come inquisitore, la popolazione fuggiva in massa lasciando tutto nelle sue mani. Nell’impossibilità di elencare tutte le vittime di Torquemada mi limiterò a dire che in 18 anni della sua inquisizione ci furono: 800.000 ebrei allontanati dalla Spagna, con confisca dei beni, sotto pena di morte se fossero restati. 10.200 bruciati vivi. 6.860 cadaveri riesumati per essere bruciati al rogo in seguito a processi (terminati tutti con la confisca dei beni) celebrati ‘post mortem’ (dopo la morte). 97.000 condannati alla prigione perpetua con confisca delle proprietà. E intanto che Torquemada faceva il macellaio in Spagna, a Roma l’inquisizione accendeva roghi in tutte le sue piazze per bruciare gli eretici i cui patrimoni venivano automaticamente requisiti per conto del Papa dalla confraternita di San Giovanni Decollato.

— Papa Alessandro VI

 Gerolamo Savonarola bruciato vivo in Piazza della Signoria a Firenze. 23 maggio 1498 insieme ai suoi due suoi discepoli Domenico da Pescia e Sivestro da Firenze.

Tre ebrei arsi vivi in campo dei Fiori a Roma. 13 gennaio 1498

Gentile Cimeli, accusata di stregoneria arsa viva a campo dei Fiori 14 luglio 1498

Marcello da Fiorentino arso vivo in piazza S. Pietro. 29 luglio 1498.

— Giulio II

 4 donne giustiziate per stregoneria a Cavalese (Trento). 1505.

Diego Portoghese impiccato per eresia. 14 ottobre 1606.

30 persone bruciate vive a Logrono (Spagna) per stregoneria.

Fra Agostino Grimaldi giustiziato per eresia. 6 agosto. 1507

15 cittadini romani massacrati dalle guardie svizzere per eresia.1513.

Orazio e Giacomo di Riffredo, giustiziati per eresia. 30 aprile 1513.

— Leone X (Il Papa che ha dichiarato la non esistenza di Cristo)

30 donne accusate di stregoneria arse vive a Bormio. 1514.

Martino Jacopo giustiziato per eresia a Vercelli. 18 febbraio 1517.

80 donne bruciate vive in Valcamonica per stregoneria. 1518.

5 eretici arsi vivi a Brescia. 13 aprile 1519.

Baglione Paolo da Perugia decapitato per eresia alla Traspontina. 4 giugno 1520.

Fra Camillo Lomaccio, Fra Giulio Carino, Leonardo Cesalpini strangolati in carcere per eresia. 8 luglio 1520.

— Clemente VII

 Anna Furabach, giustiziata per eresia. 9 maggio 1524.

 Migliaia di protestanti Anabattisti decapitati, arsi vivi, annegati e torturati a morte. 1525.

Una donna accusata di stregoneria arsa viva in Campidoglio. 30 settembre 1525

Claudio Artoidi e Lerenza di Pietro giustiziati per eresia. 16 maggio 1526.

Rinaldo di Colonia giustiziato per eresia. 26 agosto 1528.

Lorenzo di Gabriele da Parma e Tiberio di Giannantonio torturati e giustiziati per eresia. 9 sett. 1528.

Berrnardino da Palestrina Burciato vivo per eresia. 20 novembre 1529. Giovanni Milanese bruciato vivo per eresia. 23 novembre 1530.

— Paolo III (Un altro Papa ateo che ha affermato la non esistenza di Cristo. Gli altri lo sanno come lui ma non lo dicono).

Uccisi tutti gli abitanti della città di Mérindol (Francia) per aver abbracciato la fede dei protestanti Evangelici. I loro beni furono confiscati e la città rimase deserta e inabitabile.1540.

Tutti gli Anabattisti della città di Munster (Germania) furono massacrati. Giovanni di Leida, loro capo, fu ucciso dopo essere stato sottoposto ‘a orrendo supplizio’. 4 aprile 1535.

Martino Govinin giustiziato nelle carceri di Grenoble. 26 aprile 1536.

Francesco di Giovanni di Capocena ucciso per eresia. 1538.

Ene di Ambrogio giustiziato per eresia. 1539.

Galateo di Girolamo giustiziato nelle carceri dell’Inquisizione per eresia. 17 gennaio 1541.

Giandomenico dell’Aquila. Eretico, bruciato vivo. 4 febbraio 1542.

Federico d’ Abruzzo ucciso per eresia. Il suo corpo fu portato al supplizio trascinato da un cavallo. Quello che rimase del suo corpo fu appeso alla forca. 12 luglio 1542.

2.740 Valdesi furono massacrati dai cattolici in Provenza (Francia). Aprile 1545.

Girolamo Francese impiccato perchè luterano. 27 settembre 1546.

Baldassarre Altieri, dell’Ambasciatore inglese, fatto sparire nelle carceri dell’Inquisizione. 1548

Federico Consalvo, eretico, giustiziato. 25 maggio 1549.

Annibale di Lattanzio giustiziato per eresia. 25 maggio 1549.

— Giulio III

Fanino Faenza impiccato e bruciato per eresia. 18 febbraio 1550.

Domenico della Casa Bianca, luterano. Decapitato. 20 febbraio 1550.

Geronimo Geril Francese, Impiccato per eresia e poi squartato. 20 marzo 1550.

Giovanni Buzio e Giovanni Teodori, impiccati e bruciati per eresia. 4 settembre 1553.

Francesco Gamba, decapitato e bruciato vivo per eresia. 21 lugio 1554.

Giovanni Moglio e Tisserando da Perugia, luterani. Impiccati e bruciati vivi. 5 settembre 1554.

— Paolo IV

 Istituzione del Ghetto a Roma con restrizioni contro gli ebrei ancor più severe del ghetto di Venezia.

Cola Francesco di Salerno, giustiziato per eresia. 14 giugno 1555

Bartolomeo Hector, bruciato vivo per aver venduto due Bibbie. 20 giugno 1555.

Golla Elia e Paolo Rappi, protestanti, bruciati vivi a Torino. 22 giugno 1555.

Vernon Giovanni e Labori Antonio, evangelisti, bruciati vivi. 28 agosto 1555.

Stefano di Girolamo, giustiziato per eresia. 11 gennaio 1556.

Giulio Napolitano, bruciato vivo per eresia.   6 marzo 1556.

 Ambrogio de Cavoli, impiccato e bruciato per eresia. 15 giugno 1556.

Don Pompeo dei Monti, bruciato vivo per eresia. 4 luglio 1556.

Pomponio Angerio, bruciato vivo per eresia. 19 agosto 1556.

Nicola Sartonio, luterano, bruciato vivo. 13 maggio 1557.

Jeronimo da Bergamo, Alessandra Fiorentina e Madonna Caterina, impiccati e bruciati per omosessualità. 22 dicembre 1557.

Fra Gioffredo Varaglia, francescano, bruciato vivo per eresia. 25 marzo 1558.

Gisberto di Milanuccio, eretico, bruciato vivo. 15 giugno 1558.

Francesco Cartone, eretico, bruciato vivo. 3 agosto 1558.

14 protestanti bruciati vivi a Siviglia in Spagna. 1559. 15 protestanti bruciati vivi a Valadolid in Spagna. 1559.

Gabriello di Thomaien, bruciato vivo per omosessualità. 8 febbraio 1559.

Antonio di Colella arso vivo per eresia. 8 febbraio 1559.

Leonardo da Meola e Giovanni Antonio del Bò, impiccati e bruciati per eresia. 8 febbr.1559. 

13 eretici più un tedesco di Augsburg accusato di omosessualità arsi vivi. 17 febbraio 1559.

Antonio Gesualdi, luterano, giustiziato per eresia. 16 marzo 1559.

Ferrante Bisantino, eretico, arso vivo. 24 agosto 1559.

Scipione Retio, eretico, ucciso nelle carceri della Santa Inquisizione. 1559.

— Papa Pio IV

I monaci dell’Abazia di Perosa (Pinerolo) si divertirono a bruciare vivi a fuoco lento un prete evangelico insieme ai suoi fedeli. Dicembre 1559.

Carneficina di Valdesi in Calabria per opera di bande di delinquenti assoldate da Santa Madre Chiesa (uomini, donne, vecchi e bambini atrocemente torturati prime di essere uccisi su diretto ordine del Papa). Dicembre 1559.

”A Santo-Xisto, alla Guardia, a Montalto e a Sant’Agata si fecero cose inaudite: gente sgozzata, squartata, bruciata e orrendamente mutilata. Pezzi di resti umani furono appesi alle porte delle case come esempio alle genti. Quelli che fuggirono sulle montagne furono assediati fino a che morirono di fame. Molte donne e fanciulli furono ridotti in schiavitù”. I559. (Da ”La Santa Inquisizione di Maurizio Marchetti. Ed. La Fiaccola).

4000 valdesi massacrati su ordine di Santa Madre Chiesa. 1560.

Giulio Ghirlanda, Baudo Lupettino, Marcello Spinola, Nicola Bucello, Antonio Rietto, Francesco Sega, condannati a morte perchè sorpresi a svolgere una funzione religiosa in una casa privata officiante la messa uno spretato. 1560.

Giacomo Bonello, bruciato vivo perché evangelista. 18 febbraio 1560.

Mermetto Savoiardo, eretico, arso vivo. 13 agosto 1560.

Dionigi di Cola, eretico, bruciato vivo. 13 agosto 1560.

Aloisio Pascale, evangelista, impiccato e bruciato. 8 settembre 1560. 

Gian Pascali di Cuneo, bruciato vivo per eresia. 15 settembre 1560.

Stefano Negrone, eretico, lasciato morire di fame nelle prigioni della Santa Inquisizione. 15 settembre 1560.

Stefano Morello, eretico, impiccato e bruciato. 25 settembre 1560.

Bernardino Conte, bruciato vivo per eresia. 1560.

300 persone a Oppenau, 63 donne a Wiesensteig e 54 a Obermachtal in Gemania, bruciate vive per stregoneria. 1562.

Macario, vescovo di Macedonia, eretico, bruciato vivo. 10 giugno 1562.

Cornelio di Olanda, eretico, impiccato e bruciato. 23 g3nnaio 1563.

Franceso Cipriotto, inpiccato ebruciato per eresia. 4 settembre 1564.

Giulio Cesare Vanini, panteista, bruciato vivo dopo avergli strappato la lingua. Giulio di Grifone, eretico, giustiziato.

— Pio V (elevato dalla Chiesa agli onori degli altari).

Con bolla papale viene imposta a Roma la chiusura di tutte le sinagoghe.

Muzio della Torella, eretico, giustiziato. 1 marzo 1566. Giulio Napolitano, eretico, bruciato vivo. 6 marzo 1566.

Don Pompeo dei Monti, decapitato per eresia. 3 luglio 1566.

Curzio di Cave, francescano, decapitato per eresia. 9 luglio 1566.

17.000 (diciassettemila) protestanti massacrati nelle Fiandre da cattolici spagnoli.

Giorgio Olivetto arso vivo perché luterano. 27 gennaio 1567.

Domenico Zocchi, ebreo, impiccato e bruciato a Piazza Giudia nel Ghetto di Roma. 1 febbraio 1567.

Girolamo Landi, impiccato e bruciato per eresia.. 25 febbraio 1567.

Pietro Carnesecchi, impiccato e bruciato per eresia. 30 settembre 1567.

Giulio Maresco, decapitato e arso per eresia. 30 settembre 1567.

Paolo e Matteo murato vivo per eresia. 30 sett.1567.

Ottaviano Fioravanti, murato vivo per eresia. 30 sett. 1567.

Giovannino Guastavillani, eretico, murato vivo. 30 settembre 1567.

Geronimo del Puzo, murato vivo per eresia. 30 settembre 1567.

Gerolamo Donato con altri suoi confratelli dell’Ordine degli Umiliati, vengono giustiziati su ordine di Carlo Borromeo (santo), vescovo di Milano, dopo lunghe ore di torture, per eresia. 2 agosto 1570.

Macario Giulio da Cetona, decapitato e bruciato per eresia. 1 ottobre 1567.

Lorenzo da Mugnano, impiccato e bruciato per eresia. 10 maggio 1668. 

Matteo d’Ippolito, impiccato e bruciato per eresia. 10 maggio 1568.

Francesco Stanga, impiccato e bruciato per eresia. 10 maggio 1568.

Donato Matteo Minoli, lasciato morire nelle carceri dopo avergli rotto le ossa e bruciato i piedi. 27 maggio 1568.

Francesco Castellani, eretico, impiccato. 6 dicembre 1568.

Pietro Gelosi, eretico, impiccato e bruciato. 6 dicembre 1568.

Marcantonio Verotti, eretico, impiccato e bruciato. 6 dicembre 1568.

Luca di Faenza, eretico, bruciato vivo. 28 febbraio 1568.

Borghesi Filippo, decapitato e bruciato per eresia. 2 maggio 1569.

Giovanni dei Blasi, impiccato e bruciato per eresia. 2 maggio 1569.

Camillo Ragnolo, impiccato e bruciato per eresia. 25 maggio 1569.

Fra Cellario Francesco, impiccato e bruciato per eresia. 25 maggio 1569.

Bartolomeo Bartoccio, bruciato vivo per eresia. 25 maggio 1569.

Guido Zanetti, murato vivo per eresia. 27 maggio 1569.

Filippo Porroni, eretico luterano, impiccato. 11 febbraio 1570.

Gian Matteo di Giulianello, giustiziato per eresia. 25 febbraio 1570.

Nicolò Franco, impiccato per aver deriso il papa con degli scritti. Impiccato. 11 marzo 1570.

Giovanni di Pietro, eretico, impiccato e bruciato. 13 maggio 1570.

Aolio Paliero, eretico, impiccato e bruciato su espresso desiderio di Papa Pio V (santo).3 luglio1570. 

Fra Arnaldo di Santo Zeno, eretico, bruciato vivo. 4 novembre 1570.

Don Girolamo di Pesaro, Giovanni Antonio di Jesi e Pietro Paolo di Maranzano, giustiziati per eresia. 6 ottobre 1571.

Francesco Galatieri, pugnalato a morte dai sicari pontifici perché eretico. 5 gennaio 1572.

Madonna Dianora di Montpelier, eretica, impiccata e bruciata. 9 febbraio 1572.

Madonna Pellegrina di Valenza, eretica impiccata e bruciata. 9 febbraio 1972.

Madonna Girolama Guanziana, eretica impiccata e bruciata. 9 febbraio 1572.

Madonna Isabella di Montpelier, eretica impiccatae bruciata. 9 febbraio 1572.

Domenico della Xenia, eretico impiccato e bruciato. 9 febbraio 1572.

Teofilo Penarelli, eretico impiccato e bruciato. 22 febbraio 1572.

— Gregorio XIII

Alessandro di Giulio, impiccato e bruciato per eresia. 15 marzo 1572.

Giovanni di Giovan Battista, impiccato e bruciato perchè eretico. 15 marzo 1572.

Girolamo Pellegrino, impiccato e bruciato per eresia. 19 luglio 1572.

10.000 (diecimila) eretici massacrati in Francia per ordine del Papa (strage degli Ugonotti- Notte di S. Bartolomeo). 24 agosto 1572.

500 eretici massacrati in Croazia per ordine del vescovo cattolico Juraj Draskovic. 1573.

Nicolò Colonici eretico impiccato e bruciato. Giovanni Francesco Ghisleri, strangolato nelle carceri dell’Inquisizione. 25 ottobre del 1574.

Alessandro di Giacomo, arso vivo. 19 novembre 1574.

Benedetto Thomaria, eretico bruciato vivo. 12 Maggio 1574.

Don Antonio Nolfo, eretico giustiziato. 29 luglio 1578.

Giovanni Battista di Tigoni, eretico giustiziato. 29 lugio 1578.

Baldassarre di Nicolò, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.

Antonio Valies de la Malta, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.

Francesco di Giovanni Martino, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.

Bernardin
o di Alfar, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.

Alfonso di Poglis, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.

Marco di Giovanni Pinto, eretico impiccato e bruciato.13 agosto 1578.

Girolamo di Giovanni da Toledo, eretico impiccato e bruciato 13 agosto 1578.

Gasparre di Martino, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.

Fra Clemente Sapone, eretico impiccato e bruciato. 29 novembre 1578.

Pompeo Loiani, eretico impiccato e bruciato. 12 giugno 1579.

Cosimo Tranconi, eretico impiccato e bruciato. 12 giugno 1579. 2

22 (duecentoventidue) ebrei bruciati al rogo per ordine della Santa Inquisizione. 1558.

Salomone, ebreo impiccato per aver rifiutato il battesimo. 13 marzo 1580.

Un inglese bruciato vivo per aver offeso un prete. 2 agosto 1581.

Diego Lopez, bruciato vivo per eresia. 18 febbraio 1583.

Domenico Danzarelli, impiccato e bruciato per eresia. 18 febbraio 1583.

Prospero di Barberia, eretico impiccato e bruciato. 18 febbraio 1583.

Gabriello Henriquez, bruciato vivo per eresia. 18 febbraio 1583.

Borro d’Arezzo, bruciato vivo per eresia. 7 febbraio 1583.

Ludovico Moro, eretico arso vivo. 10 luglio 1583.

Fra Camillo Lomaccio, Fra Giulio Carino, Leonardo di Andrea strangolati nel carcere di Tor Nona per eresia. 23 luglio 1583.

Lorenzo Perna, arrestato per ordine del cardinale Savelli per eresia, si ignora la sua fine. 16 giugno 1584.

«La Signora di Bellegard», arrestata per eresia, si ignora la sua fine. ottobre 1584.

Giacomo Paleologo, decapitato e bruciato. 22 marzo 1585.

I fratelli Missori decapitati per aver espresso il diritto alla libertà di stampa. Le loro teste furono lasciate in esposizione al pubblico. 22 marzo 1585. (Il corpo di Gregorio XIII, di questo carnefice, viene onorato e riverito dai cattolici nella sua monumentale tomba in S.Pietro a Roma).

— Papa Sisto V

Questo Papa fece impiccare uno spagnolo per aver ucciso con una bastonata un soldato svizzero che lo aveva ferito con l’alabarda. Respinta la richiesta di sostituire la forca con la mannaia, Sisto V assisteva gioiosamente alle esecuzioni facendosi portare da mangiare perchè ‘questi atti di giustizia gli accrescevano l’appetito’. Dopo l’esecuzione di una sentenza disse: « Dio sia benedetto per il grande appetito con cui ho mangiato».

Pietro Benato, arso vivo per eresia. 26 aprile 85.

Pomponio Rustici, Gasparre Ravelli, Antonio Nantrò, Fra Giovanni Bellinelli, impiccati e bruciati vivi per eresia. 5 agosto 1587.

Vittorio, conte di Saluzzo, giustiziato per eresia. 9 dicembre 1589.

Valerio Marliano, eretico impiccato e bruciato. 16 febbraio 1590.

Don Domenico Bravo, decapitato per eresia. 30 marzo 1590.

Fra Lorenzo dell’Aglio, impiccato e bruciato.13 aprile 1590.

— Gregorio XIV

 Fra Andrea Forzati, Fra Flaminio Fabrizi, Fra Francesco Serafini, impiccati e bruciati.  6 febbraio 1591.

Giovanni Battista Corobinacci, Giovanni Antonio de Manno Rosario, Alexandro d’Arcangelo, Fulvio Luparino, Francesco de Alexandro, giustiziati. Giugno 1590. Giovanni Angelo Fullo, Giò Carlo di Luna, Decio Panella, Domenico Brailo, Antonio Costa, Fra Giovanni Battista Grosso, l’Abate Volpino, insieme ad altri seguaci di Fra Girolamo da Milano, arrestati dalla Santa Inquisizione, si ignora la loro fine… 1590.

( Tutto questo in un solo anno di Santo Pontificato!).

— Clemente VIII

 Giordano Bruno, bruciato vivo per eresia il 17 febbraio 1600.

Quattro donne e un vecchio bruciate vive per eresia. 16 febbraio 1600.

Francesco Gambonelli, eretico arso vivo. 17 febbraio 1594.

Marcantonio Valena e un altro luterano, arsi vivi. agosto 1594.

Graziani Agostini, eretico impiccato e bruciato. 1596.

Prestini Menandro, eretico impiccato ebruciato. 1596.

Achille della Regina, se ne ignora la fine. Giugno 1597.

Cesare di Giuliano, eretico impiccato e bruciato. 1597.

Damiano di Francesco, eretico impiccato e bruciato. 1597.

Baldo di Fra
ncesco, impiccato e bruciato per eresia. 1957.

De Magistri Giovanni Angelo, eretico impiccato e bruciato.1597.

Don Ottavio Scipione, eretico, decapitato e bruciato.1597.

Giovanni Antonio da Verona e Fra Celestino, eretici bruciati vivi. 16 settembre 1599.

Fra Cierrente Mancini e Don Galeazzo Porta decapitati per eresia. 9 novembre 1599.

Maurizio Rinaldi, eretico bruciato vivo. 23 febbraio 1600. Francesco Moreno, eretico impiccato e bruciato. 9 giugno 1600. Nunzio Servandio, ebreo impiccato. 25 giugno 1600.

Bartolomeo Coppino, luterano arso vivo. 7 aprile 1601. Tommaso Caraffa e Onorio Costanzo eretici decapitati e bruciati. 10 maggio 1601.

— Papa Paolo V

Giovanni Pietro di Tunisi, impiccato e bruciato. 1607.

Giuseppe Teodoro, eretico impiccato e bruciato. 1609. Felice d’Ottavio, eretico impiccato e bruciato. 1609.Rossi Francesco, eretico impiccato e bruciato. 1609. Antonio di Jacopo, eretico impiccato e bruciato. 1609. Fortunato Aniello, eretico impiccato e bruciato. 1609. Vincenti Pietro, eretico impiccato e bruciato. 1609. Umberto Marcantonio, eretico impiccato e bruciato. 1609.

Fra Manfredi Fulgenzio, eretico impiccato e bruciato. 1610. Lucarelli Battista, eretico impiccato e bruciato. 1610. Emilio di Valerio, ebreo, impiccato e bruciato. 1610.

Don Domenico di Giovanni, per essere passato dal cristianesimo all’ebraismo, impiccato. 1611. Giovanni Milo, luterano impiccato. marzo 1611. Giovanni Mancini, per aver celebrato la messa da spretato impiccato e bruciato. 22 ottobre 1611.

Jacopo de Elia, ebreo impiccato e bruciato. 22 gennaio 1616. Francesco Maria Sagni, eretico impiccato e bruciato. 1 luglio 1616.

Arrestato un negromante zoppo, arso vivo per stregoneria. 1617.

Lucilio Vanini, arso vivo per aver messo in dubbio l’esistenza di Dio. 17 febbraio 1618.

Migliaia di eretici trucidati dai cattolici nei Grigioni in Valtellina. 1620.  (La Chiesa, rimasta nella convinzione che in Valtellina ci siano ancora tendenze religiose eretico-pagane, mantiene tutt’oggi la regione sotto controllo tramite la ‘Missione Rezia’, affidata ai cappuccini, dipendenti direttamente da ‘Propaganda Fidei’) … e il Santo Padre Giovanni Paolo II chiede perdono!

— Urbano VIII

Galileo Galilei, torturato e condannato al carcere perpetuo quale eretico per aver affermato che la Terra gira intorno al Sole. 1633.

Ferrari Ambrogio, eretico impiccato. 1624.

Donna Anna Sobrero, morta di peste in carcere dove era stata condannata a vita. 1627. (nei mesi che seguirono, tutti coloro che passarono per quel carcere, morirono di peste).

Frate Serafino, eretico, inpiccato e bruciato. 1634.

Giacinto Centini, decapitato per aver offeso la sovranità papale. 1635.

Fra Diego Giavaloni, eretico impiccato e bruciato. 1635.

Alverez Ferdinando, bruciato vivo per essersi convertito all’ebraismo. 19 marzo 140.

Policarpo Angelo, impiccato e bruciato per aver celebrato la messa da spretato. 19 maggio 1642.

Ferrante Pallavicino, eretico impiccato e bruciato. 1644. Fra Camillo d’Angelo, Ludovico Domenico, Simone Cossio, Domenico da Sterlignano, giustiziati per eresia. 1644.

— Papa Innocenzo X

Brugnarello Giuseppe e Claudio Borgegnone, impiccati e bruciati per aver falsificato alcune lettere apostoliche. 1652. ( Se questo Papa applicò in prevalenza condanne di carceri a vita ciò dipese dal fatto che in quegli anni ricorreva l’anno Santo).

— Papa Alessandro II

 Fello Giovanni, sacerdote, decapitato per eresia. 1657.
1.712 Valdesi massacrati dai cattolici nelle Valli Alpine. 1655.

— Papa Innocenzo XI (santificato)

20 ebrei condannati al rogo. 1680.

Vincenzo Scatolari, per aver esercitato la professione di giornalista senza autorizzazione di Santa Madre Chiesa. Decapitato. 2 agosto 1685.

2.000 (duemila) Valdesi massacrati dai cattolici nelle Valli Alpine per ordine diretto del Papa. Maggio 1686.

24 protestanti uccisi dai cattolici a Pressov in Slovacchia. 1687.

— Papa Innocenzo XII

 Martino Alessandro, morto in carcere per tortura. 3 maggio 1690.

37 ebrei bruciati vivi. 1691. (poi si cercano le cause che hanno generato l’antisemitismo!).

Antonio Bevilacqua e Carlo Maria Campana, cappuccini, decapitati perchè seguaci del Quietismo di Molinos. 26 marzo 1695.

— Clemente XI

 Filippo Rivarola, portato al patibolo in barella per le torture ricevute, decapitato. 4 agosto 1708.

Spallaccini Domenico, impiccato e bruciato per aver bestemmiato a causa di un colpo di alabarda ricevuta da una guardia papalina. 28 luglio 1711.

Gaetano Volpini, decapitato per aver scritto una poesia contro il Papa. 3 febbraio 1720.

— Clemente XII

 Questo Papa, ripristinando la ‘mazzolatura’ (rottura delle ossa a colpi di bastone), si dimostrò uno dei più cinici sostenitori dell’arte della tortura.

Pietro Giarinone, filosofo e storico, morì sotto tortura per aver sostenuto la supremazia del re sulla curia romana. 24 marzo 1736.

Enrico Trivelli, decapitato per aver scritto frasi di rivolta contro il Papa. 23 febbraio 1737.

Le numerose vittime di questo Papa sono rimaste sconosciute perchè egli preferiva più uccidere sotto tortura nella carceri dell’Inquisizione che giustiziarle nelle pubbliche piazze.

L’EUROPA COMINCIA A RISENTIRE DEL BENFICO EFFETTO DELL’ILLUMINISMO CHE SI MANIFESTA LIMITANDO L’ALTERIGIA DELLA CHIESA CHE RIDUCE LE SUE PERSECUZIONI RELIGIOSE ORINTANDOSI VERSO DELITTI POLITICI, CRIMINI COMUNI OPPURE REATI RIGUARDANTI GLI ORDINAMENTI INTERNI ECCLESIASTICI. QUELLO CHE PER LEI CONTA SOPRA OGNI COSA È L’IMPORRE IL SUO POTERE ATRAVERSO IL TERRORE.

 — Clemente XIII

 Tommaso Crudeli, condannato al carcere a vita per massoneria. 2 agosto 1740.

Giuseppe Morelli, impiccato per aver celebrato l’Eucaristia da spretato. 22 agosto 1761.

Carlo Sala, eretico, giustiziato. 25 settembre. 1765. (Carlo Sala è l’ultimo martire ucciso dalla Chiesa per eresia).

I massacri, non più di carattere religioso, continuarono contro i cospiratori politici, i giornalistI e tutti quei progressisti che intendevano rovesciare l’immoralità dell’oscurantismo religioso attraverso una rivoluzione armata. Le atrocità furono come nel passato. Tagli di teste, torture con mazzolature, impiccagioni e sevizie che spesso portavano allo squartamento degli accusati. Pur di mantenere il terrore venivano puniti di morte anche i delitti meno gravi come i semplici furti.

— Pio VI

 Nei suoi quattro anni di pontificato ci furono soltanto cinque esecuzioni capitali per reati comuni, anche se la sua lotta si intensificò aspramente contro gli ebrei che furono costretti, tra le tante umiliazioni e minacce che subirono, a indossare vestiti di colore giallo perchè fossero pubblicamente oltraggiati.

— Pio VII

Gregorio Silvestri, impiccato per cospirazione politica. 18 gennaio 1800.
Ottavio Cappello, impiccato perché patriota rivoluzionario. 29 gennaio 1800.
Giovanni Battista Genovesi, patriota squartato e bruciato. La sua testa fu esposta al pubblico. 7 febbraio 1800.
Teodoro Cacciona, impiccato e squartato per furto di un abito ecclesiastico. 9 febbraio 1801.
Paolo Salvati, impiccato e squartato per aver derubato un corriere del Papa. 11 dicembre 1805.
Bernardo Fortuna, impiccato e squartato per furto ai danni di un corriere francese. 22 aprile 1806.
Tommaso Rotilesi, impiccato per aver ferito un ufficiale francese.
161 furono le esecuzioni capitali per reati comuni nei 15 anni del pontificato di questo vice Dio in terra che prese il mite e devoto nome di Pio.

— Leone XII

Leonida Montanari, decapitato per aver offeso pubblicamente il Papa. 23 novembre 1825.
Angelo Targhini, decapitato per aver ferito una spia papalina. 23 novembre 1825.
Luigi Zanoli, decapitato per aver ucciso uno sbirro papalino. 13 maggio 1828.
Angelo Ortolani, impiccato per aver ucciso guardia papalina. 13 maggio 1828.
Gaetano Montanari, squartato per tentato omicidio dell’emissario papalino Rivolta. 1828
Gaetano Rambelli, impiccato per aver ferito emissario papalino. 1828.
Le esecuzioni capitali, oltre queste sopra elencate, furono 29 e sempre per reati comuni.

— Pio VIII

In un anno di Pontificato eseguì 13 condanne capitali per reati comuni.

— Gregorio XVI

Impose divieto assoluto ad ogni libertà di parola o di espressione scritta che non seguisse i dettami di Santa Madre Chiesa. Dietro le minacce più gravi obbligò gli ebrei di non esercitare nessuna attività fuori del Ghetto.
Giuseppe Balzani, decapitato per offese la Papa. 14 maggio 1833.
Luigi Scopigno, decapitato per furto di oggetti sacri. 21 luglio 1840.
Pietro Rossi, decapitato per piccolo furto. 9 gennaio 1844.
Luigi Muzi, decapitato per piccolo furto. 19 gennaio 1844.
Giovanni Battista Rossi, decapitato per piccolo furto. 3 agosto 1844.
Oltre a queste ci furono sotto il pontificato di questo Santo Padre altre 110 condanne a morte per reati comuni.

— Pio IX (santificato da Gian Paolo II, chiamato metro cubo di merda da Garibaldi)

Romolo Salvatori, decapitato per aver consegnato ai Garibaldini l’Arciprete di Anagni.

10 settembre 1851.
Gustavo Paolo Rambelli, Gustavo Marloni, Ignazio Mancini, decapitati per aver ucciso tre preti.

24 gennaio 1854.
Antonio de Felici,decapitato per aver attentato al Cardinale Antonelli.

Per comprendere la criminalità di questo Papa (santo), basta dire che quando i patrioti dell’unificazione italiana entrarono nelle carceri pontificie per liberare alcune decine di prigionieri che vi vivevano incatenati da così lungo tempo da aver perso la vista e l’uso delle gambe, trovarono in quei sotterranei mucchi di scheletri e di cadaveri in decomposizione in un misto di tonache di frati e di monache, di vestiti civili di uomini e di donne, divise militari e scarpe come quando furono liberati i campi di sterminio nazisti. Vi furono trovati anche giocattoli di bambini morti insieme ai loro genitori.

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Evoluzione dell’architettura sacra

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Anatema sulla festa delle zucche

Anatema sulla festa delle zucche
Perché non bisogna festeggiare Halloween?
«Halloween è pedofilia esercitata in campo morale, psicologico, spirituale, mentale». L’ultimo anatema contro la festa della vigilia di Ognissanti arriva da don Marino Bruno, insegnante di religione e parroco della chiesa di Santa Maria delle Nasche, che in un articolo pubblicato sul settimanale cattolico di Genova «Il Cittadino» invita«i genitori e gli educatori cristiani a evitare ogni manifestazione» legata a questa festa, a fare «obiezione di coscienza», insomma, a «non festeggiare Halloween». 
I  mandanti di questo «carnevale d’ottobre», sostiene, sono gli stessi «che stanno cercando di bombardare, con stile politically correct, la religione in sè e quella cattolica in particolare». Ovvero, «esoterismo, lobby politiche e filosofiche» che «lavorano per svitare il senso del sacro e il rispetto che gli si deve».
La sua offensiva, particolarmente veemente, non è l’unica: nei giorni scorsi altri sacerdoti sono scesi in campo contro la festa, o hanno invitato a celebrarla in modo cristiano: immagini di santi invece di zucche illuminate, ad esempio. 
Ora, Halloween è in effetti una ricorrenza precistiana, radicata soprattutto nei Paesi anglosassoni, ma negli ultimi anni sempre più diffusa anche da noi. E’ antichissima e viene fatta risalire al 4000 a.C. : ricorda la divisione dell’anno agricolo in due periodi: quello estivo e quello invernale. In sostanza, segnava il momento di ricorverare il bestiame e mettere a riposo i campi per l’inverno. Per i celti era Samhain, una sorta di capodanno, che non apparteneva né all’anno vecchio e neppure al nuovo: in quel momento il velo che divideva dalla terra dei morti  si assottigliava e i vivi potevano accedervi. E viceversa:  i celti lasciavano del cibo sulla tavola in segno di accoglienza per i morti che volessero far loro visita quella notte. 
Fu il cristianesimo, in effetti, a impadronirsi dell’usanza e a raccogliere in quei giorni il ricordo dei santi e dei defunti. Per questo nei paesi di lingua inglese la festa divenne Hallowmas, ovvero messa in onore dei santi e la vigilia divenne All Hallows Eve, da cui Halloween. Nulla di demoniaco, come si vede.
Certo, resta difficile collegare queste antiche tradizioni con il merchandising dei negozi e le feste in discoteca. Ma non è così anche per il Natale?
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Dio e la morale

Dio e la morale

di Luigi Corvaglia

 

 

 


Dio e’ egoista: pensa al bene,
ed essendo egli stesso il bene,
pensa a se stesso.
M.Stirner

                                                 Preferisco non credere in Dio perché, se esistesse,
                                                 sarebbe la rappresentazione del male.
                                                 A. Caterau

In difesa del diavolo va detto che abbiamo sentito
solo una campana. Dio ha scritto tutti i libri.
S. Butler


                                                                   Se Dio non esiste ci fa una figura migliore.
                                                                   W. Allen

A differenza del G.A.D.U. della tradizione massonica, che non è entità personale,  antropomorfico centro di emanazione di ogni cosa, il Dio venerato dalle religioni è ente, oltre che creatore, anche di promulgazione di norme morali. E  quando sono a corto di argomenti ”logici” e spiegazioni ”lampanti” dell’esistenza di tale Dio barbuto e bianco come Santa Klaus, i teologi si aggrappano all’ultimo appiglio, ma anche questo è scivoloso. Questo è appunto l’argomento morale . E’ molto semplice, nella sua ingenuità: se non esistesse Dio, non esisterebbe neppure una differenza fra il giusto e l’ingiusto. Come scrisse il vecchio Fedor ‘Se Dio non esiste, tutto è possibile’. E qui, il russo mi scusi,  casca l’asino ! Tenetevi forte perché voglio dimostrarvi che è proprio quello morale il lato debole del buon Dio! Per far questo, bisogna notare che, mentre la pretaglia si ostina a reagire con virulenza e con scherno alle obiezioni degli agnostici e dei liberi pensatori affermando che tali obiezioni sono frutto dei ragionamenti semplicistici della misera mente dell’uomo che è impossibilitata a percepire la Verità e la grandezza del Pensiero divino, tutte le varie dimostrazioni dell’esistenza del creatore onnipotente che questi stessi figuri propongono sono centrate su banali categorie aristoteliche che presuppongono una divinità, se non antropomorfa, almeno razionalmente ‘antropoide’ . Si veda l’argomento della ‘causa prima‘. Del resto, l’acquisizione del concetto di Dio avviene alla stessa età di quella di Babbo Natale ed è sottoposta ad analogo vaglio logico. Come l’esistenza del simpatico vecchietto dispensatore di doni al solstizio d’inverno è dimostrata dall’esistenza dei doni stessi, così l’esistenza del creatore è dimostrata da quella del mondo. E’ un rapporto lineare di causa-effetto che, però, sembra interremporsi dinanzi a dio. Cioè, chi ha creato Dio? Se lo chiedeva anche il filosofo John Stuart Mill.

      Se tutto ha una causa, secondo il semplicistico ragionamento aristotelico dei credenti, questo vale anche per Dio, se invece ciò non vale per Dio, si complica ancora di più la situazione, perché bisogna presupporre un Dio infinito, senza origine e senza fine. Ciò può essere ritenuto plausibile dal credente? Bene, se è così, egli ritiene plausibile una mancanza di inizio che non solo non spiega nulla, ma che è la stessa mancanza che ritiene inconcepibile per l’universo. Ciò sposta semplicemente il problema ad un livello superiore, solo con la complicazione di una variabile aggiunta. Questo mi fa propendere per la tesi del marchese De Sade il quale riteneva che l’idea di Dio, nata per rendere comprensibile il mondo e risolvere i dubbi, ne ha invece creati di nuovi.
Se riteniamo, invece,  che Dio e l’universo abbiano  un inizio, i problemi riguardano il concetto di un nulla a-materiale che preesisterebbe (nella sua inesistenza) all’origine dell’universo ed il già citato problema della catena causa-effetto che sembra interrompersi davanti a Dio; più una serie di problemi corollari. Ad esempio: il tempo nasce con l’universo o preesiste ad esso? Albert Einstein ci ha dimostrato che il tempo e lo spazio formano un’unica dimensione inscindibile, lo spazio-tempo , uno non può esistere senza l’altro; prima dell’universo non c’era lo spazio, che è concetto materiale, e quindi, a rigor di logica, neppure tempo; allora non ha neppure senso parlare di un prima e di un dopo. Se invece il tempo già esisteva, allora Dio non ha creato tutto.  Per la supposta legge per cui  tutto ha una causa, anche il tempo deve averla (il ”creatore del tempo” che verrebbe prima della creazione), il che renderebbe inutile la presenza di questa divinità intermedia.
      Vale poi la pena, visto che siamo in tema di rapporti fra Dio ed il nulla pre-creativo, gustarci, tanto per gradire, il simpatico sofisma del filosofo esistenzialista Martin Heidegger : ” Se Dio crea dal nulla, deve appunto essere in rapporto con il nulla. M
a se Dio è Dio, non può conoscere il nulla, dal momento che l’Assoluto esclude da sé ogni negazione”.
      D’accordo, queste ultime sono ruminazioni,  onanismi cerebrali irrisolvibili in quanto, potrebbe dire un credente – e lo dice, nella indicativa e sintomatica sua prevedibilità – sono tentativi di sondare l’insondabile col nostro ragionamento lineare di miseri esseri umani. Ok. Ma allora perché utilizzare come dimostrazione dell’esistenza di Dio un’argomentazione così banalmente lineare, da miseri umani, come quella della causalità (lineare, appunto), della prima spintarella alla macchina dell’universo? Decisamente contraddittorio.
Simili corto-circuiti si verificano nel trattare l’argomento morale.
Lasciando da parte il problema se esistano il bene e il male, che richiederebbe troppo tempo e potrebbe essere da solo argomento di più di un libro ed anche quello, per quanto non secondario, del perché, se Dio esiste, egli permetta il male (Epicuro diceva che la presenza del male nel mondo era la prova che gli dei se ne disinteressavano, altrimenti, se volessero toglierlo e non potessero, sarebbero impotenti, se potessero e non volessero, sarebbero malvagi. S. Agostino, riprendendo i sofisti, affermava che ciò che appare come male in realtà contribuisce alla perfezione totale. La questione ha attraversato i secoli interessando Bayle, Bohme, Arnaud, Malebranche, Hegel, ecc., ma è ancora aperta), partiamo pure dal presupposto che essi esistano, che siano riconoscibili e che l’uomo debba attenersi al bene ed evitare il male (vi sto già concedendo troppo!). Beh, qui sorge tutta una serie di problemi: uno riguarda la questione di quale sia la vera natura dell’uomo, quella buona o quella cattiva. Verso la prima ipotesi sono orientati Aristotele ed alcune dottrine cristiane, Rousseau, con i miti del ”buon selvaggio” e del ”buon bambino’ , sotto certi aspetti anche  il  marxismo, l’anarchismo –  si pensi all’anarchismo  ”ecologico” di Bookchin o quello  sociale di Kropotkin e fratel Proudhon  con l’istintuo di ‘mutuo sostegno’ ed ideologie consimili, quello cristiano  di Tolstoj o dei Nazereni Jugoslavi. Si simili basi anche  il so******mo comunitario umanistico di Erich Fromm e la psicoterapia centrata sulla persona  di Carl Rogers. Tutte teorie basate sul presupposto che l’uomo non sia poi male, ma che sono gli avvenimenti della vita ( tentazioni, educazione, contingenze sociali, distribuzione dei beni materiali e divisione del lavoro, gerarchizzazione della società, ecc.) a renderlo cattivo. Non esistendo i ”naturalmente cattivi”, si punisce con la dannazione eterna (Dio non sarebbe altro che un misero giudice? A leggere i libri che ha ispirato sembrerebbe proprio di si) semplicemente un debole che ha ceduto alle tentazioni luciferine (e Lucifero, signore che gode di pessima pubblicità, in considerazione del fatto che il monopolio dell’informazione in merito è nelle mani della concorrenza, non viene descritto come un debole!) o una vittima delle contingenze travianti della società, ecc. Ciò sarebbe un po’ amorale, se dovessimo utilizzare le categorie religiose. Ancora peggio se dovessero aver ragione gli empiristi inglesi come Hobbes (homo homini lupus ), Loke, Hume oppure pensatori come Nietzsche, Stirner con il suo anarchismo egoistico, Freud o Calvino. Buona parte delle religioni aderisce a questa visione. Secondo questi autori l’uomo è un crogiuolo di bassi istinti, fondamentalmente egoista, che non soggiace ad una pulsione sociale primaria, bensì ad una spinta secondaria a bisogni egoistici. Le regole morali deriverebbero da interiorizzazioni di divieti al fine di mantenere lo status quo. La religione non avrebbe quindi altra funzione che di snaturare l’uomo.
Scrive Max Stirner  che sarebbe un errore credere che il cristianesimo inculchi la simpatia e l’amore per il prossimo, in quanto l’uomo che il cristiano dice di amare è l’uomo astratto, ideale, santo, non già l’uomo qual è, con le sue passioni, i suoi slanci, le sue miserie, il quale anzi va schernito, odiato, disprezzato, a meno che non rinunci alla sua umanità, si mutili dei suoi aspetti più tipici, esempio di santità. Il cristianesimo, per Stirner, è una filosofia della cordialità apatica . Se una persona ama qualcuno, egli lo fa perché prova piacere nel farlo, lo ama per egoismo!
Se è questa la vera natura che Dio ha stabilito per l’uomo, allora le leggi morali tenderebbero al fine del suo  snaturamento, un fine contro natura e senza speranza. Come fa questo Dio istitutore di collegio a punire una persona che si è comportata secondo natura? E’ tutto un po’ assurdo (e forse immorale). Del resto, è proprio quello che fanno gli istitutori dei collegi. I fini che essi si pongono sono l’ordine e l’educazione; quest’ultimo concetto presuppone una natura rozza e probabilmente malvagia che tramite la punizione e la rinuncia potrà essere raffinata ed ingentilita. Non sono d’accordo con questa visione delle cose ma l’istitutore si; egli, comunque, è almeno scusato dal fatto di non essere il responsabile della natura che tende a deviare, Dio si (il Dio di cui i teologi affermano l’esistenza in base all’argomento morale!). Come scrisse il barone d’Olbach, immaginado per un attimo che Dio esistesse, quando a Lui si rivolse: I miei traviamenti sono stati l’effetto del temperamento che tu mi hai dato, delle circostanze nelle quali tu mi hai posto senza interrogarmi, delle idee le quali, senz’alcuna mia cooperazione, sono penetrate nel mio spirito. Se tu sei, come si assicura, buono e giusto, non puoi allora punirmi per gli errori della mia immaginazione, per gli errori causati dalle mie passioni, conseguenze necessarie della struttura del corpo che tu mi hai dato… La tua bontà non potrebbe permettere che io incorra in una pena per i traviamenti inevitabili .
Il problema diventa più evidente quando si passa ad un livello di logica
superiore. A questo livello possiamo chiederci: ”E’ Dio che ha decretato cos’è il bene e cos’è il male?”, allora per Dio non esiste qualcosa che a priori sia giusta o ingiusta, ciò è frutto della sua volontà. A questo punto nulla ci autorizza a dichiarare che Dio è buono. La bontà è stata stabilita da Dio a
posteriori, bella forza!). Stiamo utilizzando, per definire Dio, una categoria di pensiero che Egli stesso ha stabilito.
Qui si pone un altro problema ed è perché Egli, il buon vecchio, avrebbe stabilito che proprio ciò che consideriamo giusto sia il bene e ciò che consideriamo ingiusto sia il male. Se diciamo che è chiaro che vi era un motivo ricadiamo nel solito vecchio problema senza soluzione del motivo preesistente a dio o al mondo e ciò è impossibile. Se il motivo pre-esiste, allora non è frutto di Dio. Sarà il motivo ad ave
r creato Dio? Allora è lui Dio!
Questo argomento prettamente filosofico fu il tormento della mia giovane mente di allievo di catechismo: perché dio avrebbe stabilito quelle leggi e non altre? Perché l’uomo è fatto così e non in altro modo? E sì che Egli aveva a disposizione una scelta infinita, essendo l’essere onnipotente!
La questione non è secondaria, dato che i baciapile di ogni ordine e grado hanno fatto di ciò un luogo comune. Ogni qual volta si discetta sulla ”perfezione” della fisiologia e dell’anatomia dell’uomo, ad esempio, c’è qualcuno che si sdilinguisce sulla grandezza del progettista. Tutto è ”previsto”. Ma anche i  teologi dicono che c’è un motivo ben preciso per cui il misericordioso iracondo ha stabilito ogni legge ed ogni caratteristica umana e del resto della natura, probabilmente quello di creare il miglior universo possibile. Tutto è ”previsto”. E ci siamo! Come al solito l’Essere Perfettissimo ed Onnipotente viene descritto, dalle stesse persone che tale lo considerano, con limitatissime caratteristiche antropomorfiche, umane. Poi si csandalizzano quando le obiezioni di parte agnostica si dimostrano della stessa pasta aristotelico- deterministica. Si tratta di un Dio che pensa, ragiona, prevede e sceglie, che valuta le infinite possibilità e decide di conseguenza. Ma questi sono i processi della misera mente umana! Dio è essere supremo! Non può essere costretto ad effettuare delle scelte; sarebbe un dover scendere a patti con qualcosa (ad esempio un mondo dotato di date qualità fisiche piuttosto che altre), un motivo che preesiste al mondo (quindi Dio non ha creato tutto, oppure ha creato prima il motivo, poi l’universo in base a tale motivo) ma ciò, in qualche modo, significa che dio stesso è soggetto ad una legge (il motivo), un vincolo ad un fine qualitativo e ciò è impossibile per il Perfettissimo e per l’Onnipotente, in quanto prevede qualcosa prima e/o al di sopra di Dio, la qual cosa potrebbe anche rendere, un’altra volta, inutile immaginare Dio come ”intermediario” . Pensate ad un Dio che prima fa una serie di ipotesi di mondi alternativi, le confronta e poi dice ”Eureka!” perchè ha trovato il mondo migliore e l’uomo migliore per quel mondo (quello con due occhi al di sopra del naso, ad esempio, funziona meglio e fa pandant con il modello di universo prescelto). Tutto ciò è offensivo nei confronti di dio e pretendere che io veneri questo Dio che funziona per prove ed errori è offensivo nei miei confronti.
Similmente, se volessimo affermare che Dio è buono indipendentemente dalla sua ”scelta” di ciò che è bene o è male, staremmo affermando che il giusto e l’ingiusto sono indipendenti dal volere di Dio, anteriori, preesistenti. E’ la
solita impasse.
Ma ora, nel chiedervi un ulteriore sforzo di immaginazione, signori miei, vi domando un enorme atto di superbia, quello di mettervi nei panni del creatore! Immaginate che la scienza, in futuro, ci metta a disposizione le tecnologie per creare in laboratorio degli esseri viventi, dei minuscoli umanoidi, immaginiamo di scegliere arbitrariamente ciò che per loro sarà giusto o sbagliato, di dargli quindi il libero arbitrio, la libertà, cioè, di fare tutto ciò che in potenza è loro possibile, dicendogli però che è male gran parte, non solo di ciò che essi sono stati abilitati a fare, ma probabilmente di quanto è più tipicamente loro istintuale
, quindi costitutivo[ 1]!. Quando essi si comporteranno in base a quello che è il loro ”programma”, essi verranno puniti.
Bene, se dovessimo utilizzare le categorie universalmente riconosciute di bene e di male, il simpatico  Lucifero, che è critico circa questo giochetto, sarebbe considerato ‘buono’, mentre il nostro atteggiamento sarebbe giudicato altamente immorale!
Questo è il Buon Dio dei teologi!
Ma la balzana idea secondo la quale, in mancanza di Dio, si avrebbe solo la barbarie dell’immoralità, oltre che da queste considerazioni, è confutata dalla storia che dimostra, dall’editto di Costantino all’attuale scontro fra civiltà – passando per crociate e inquisizione – esattamente il contrario. E’ proprio l’infalsificabilità popperiana ad essere motivo della virulenta aggressione delle chiese nei confronti di chi pretende non essere accolto dal fraterno abbraccio religioso, sempre pronto a trasformarsi in tagliola. Diceva Kelsen che se si possiede la Verità, si è obbligati ad imporla agli altri che sono nell’errore. Ma se una verità è dimostrabile ed inconfutabile, non c’è bisogno di imporla, imponendosi già da sè. Voltaire ci ricordava che ‘non esistono settre in geometria’. La tolleranza è figlia di un’etica fondata sulle minuscole verità locali e temporanee, anzi sulla ‘verosomoglianza’ popperiana che richiama al continuo confronto ed aggiustamento epistemologico.
Il fanatismo è naturalmente crudele perchè presuppone due elementi fondamentali: la certezza di essere nel giusto e l’impossibilità di utilizzare mezzi razionali, da cui discende l’imposizione cruenta senza scrupoli, grazie all’alto valore morale della missione di portare la Verità. Le popolazioni pre-colombiane ringraziano.  
Qualcuno, probabilmente Jonathan Swift,  ha detto che ci sono già abbastanza religioni da permetterci di odiarci e Bakunin, parafrasando Voltaire, ghignava che, se Dio esistesse, bisognerebbe abolirlo.    
In definitiva, con buona pace dell’epilettico russo, Se Dio esiste, tutto è possibile.


[1] In quasi tutte le religioni, infatti, ed in particolare in quelle di
derivazione giudaico-cristiana, l’indegnità umana, checché se ne dica, è
elemento basilare ( siamo tutti peccatori ) e la redenzione , fine della vita
dell’uomo pio, deriverebbe dall’azzittimento delle pulsioni proprie dell’essere
umano.._,_.___

 

 
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Matteo 10, 9-10

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